In campo protestante, i valdesi hanno vissuto forse più di chiunque altro il peso dell’assolutismo che per secoli ha contraddistinto la Chiesa di Roma. Furono scomunicati nel 1190 e quindi perseguitati con tutti i metodi del tempo. Si giunse persino a bandire tre crociate contro di loro tra il 1560 e il 1655, quando i pochi superstiti furono costretti all’esilio. La stessa sopravvivenza di questa piccola chiesa, confinata per cinque secoli nelle valli alpine tra il Piemonte e la Francia, è un fatto quasi inspiegabile.
Solo dopo il 1848 furono concessi ai valdesi e agli ebrei i diritti civili e la libertà di vivere in Italia. Nonostante l’ostilità del clero, nacquero decine di comunità evangeliche in tutto il Paese e la Bibbia entrò per la prima volta nelle case degli italiani.
Dopo le tragedie dell’ultimo conflitto mondiale il protestantesimo diede vita al Consiglio Ecumenico delle Chiese per esprimere il bisogno di riconciliazione anche nei rapporti tra le confessioni cristane. Dopo il Concilio Vaticano II, a cui parteciparono come ospiti anche alcuni delegati delle nostre chiese, è stato possibile avviare con la Chiesa Cattolica un dialogo fraterno, nella speranza di un cammino comune verso l’unico Dio e Signore.
Se i rapporti con le autorità vaticane sono ancora sporadici e spesso deludenti, a livello locale le nostre chiese sono impegnate in attività comuni con parrocchie cattoliche e istituti religiosi; si tratta soprattutto di incontri di studio della Bibbia e conferenze sulla storia e il pensiero della Riforma. Particolarmente intensa è l’attività del Sae (Segretariato attività ecumeniche), fondato nel 1947 da una cattolica che credeva nel futuro dell’ecumenismo.
Nel 1980 usciva per la prima volta una “Bibbia interconfessionale”, tradotta da biblisti cattolici ed evangelici come contributo a una comune comprensione delle Scritture. Nel 1999 è apparsa una versione comune dell’Evangelo di Giovanni, di tipo più letterario.
Nel 2000 i rapporti con Roma sono stati ostacolati da due fatti per noi gravi: la riproposizione del Giubileo cattolico, con le relative indulgenze lucrate dai pellegrini; e la riaffermazione della Chiesa di Roma come l’unica chiesa di Gesù Cristo, contenuta nel documento vaticano “Dominus Iesus”. A questi fatti la nostra comunità ha risposto con due lettere aperte alla cittadinanza, consultabili in questo sito: Quale Giubileo? e Dov’è la Chiesa?
Dopo quarant’anni di dialogo ecumenico, la nostra chiesa si trova a un bivio. Si tratta essenzialmente di proseguire un dialogo sulle cose che ci uniscono in quanto cristiani, cercando di relativizzare le differenze, oppure compiere un passo in avanti verso un esame a tutto campo delle reciproche posizioni, alla luce della parola biblica.
Per esplicitare la riflessione compiuta da valdesi e metodisti in questo campo, riportiamo di seguito alcune affermazioni tratte dal recente documento L’ecumenismo e il dialogo interreligioso, approvato dal Sinodo Valdese del 1998.
La Chiesa Evangelica Valdese (Unione delle chiese metodiste e valdesi) si comprende come un’espressione dell’unica Chiesa di Gesù Cristo.
L’unità cristiana esiste solo attraverso la diversità. L’uniformità contraddice l’azione dello Spirito Santo, che si manifesta nella varietà dei doni.
Le ragioni di fondo e le esperienze delle divisioni, certo, permangono, e l’ecumenismo autentico non le ignora e non ne banalizza la portata, ma le assume invece in un dialogo fraterno, alla luce della Parola di Dio.
Con la Chiesa cattolica romana condividiamo pienamente alcune realtà cristiane fondamentali (ad esempio la concezione trinitaria di Dio o la fede in Cristo vero Dio e vero uomo).
Permangono però seri motivi di divisione:Le conclusioni del Sinodo sono perciò le seguenti:
Siamo dunque, cattolici e protestanti, uniti e divisi allo stesso tempo. Secondo le diverse esperienze e sensibilità (che variano grandemente tra le chiese, all’interno di ogni chiesa e persino in ogni singola comunità) c’è chi dirà che siamo più uniti che divisi, e chi, invece sosterrà il contrario.
E’ un fatto che non c’è (e non c’è mai stata) divisione assoluta : possiamo confessare insieme il Credo niceno-costantinopolitano, pur intendendone diversamente alcune parti, soprattutto l’articolo sulla chiesa; leggiamo la stessa Bibbia e, da qualche decennio, possiamo anche leggerla e studiarla insieme; possiamo dire insieme il Padre Nostro. Ma è anche vero che non c’è piena comunione. Anzi, fino a oggi, l’esperienza e la condizione di divisione prevalgono ancor nettamente, soprattutto nei rapporti tra le istituzioni, su quelle dell’unità.
La Riforma del XVI secolo applicò alla chiesa di Roma un criterio di valutazione analogo a quello che la chiesa di Roma, attraverso il Concilio Vaticano II, ha applicato alle chiese nate dalla Riforma, quello cioè della presenza in esse di vestigia ecclesiae, “tracce”, “orme” della chiesa, costituite da elementi più o meno consistenti di cristianesimo. Noi potremmo oggi riallacciarci a quella tradizione e formulare a proposito della chiesa di Roma giudizi identici o simili.
Per proseguire il cammino ecumenico dobbiamo attenerci ad alcuni principi fondamentali:
PER APPROFONDIRE